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By: Sophos Italia

Quanto sono davvero gratuite le app mobili “free”?

Per nulla, naturalmente, proprio come le loro consorelle “free” online.

Le app mobili e i servizi online come Facebook, Google, etc. possono essere gratuiti, ma a costo di consentire che la nostra privacy sia passata al vaglio da voraci reti pubblicitarie.

I ricercatori della School for Computer Science presso il Georgia Institute of Technology hanno recentemente indagato su quanti dati gliutenti rivelano per pagare le app mobili gratuite.

Questi i risultati: molti di più di quanto potreste immaginare leggendo, per fare un esempio, la politica sulla privacy di Google.

Come descritto in uno studio di recente pubblicazione intitolato The Price of Free: Privacy Leakage in Personalized Mobile In-App Ads, i ricercatori hanno scoperto che la pubblicità in-app lascia trapelare dati personali potenzialmente sensibili di milioni di utenti di telefoni cellulari, tra i quali quanto guadagniamo, se abbiamo o meno dei figli e qual è il nostro orientamento politico.

E per tutto questo dobbiamo ringraziare una membrana permeabile tra le reti pubblicitarie e gli sviluppatori di app mobili.

Come funziona questa membrana che non tutela la nostra privacy?

Il comunicato stampa del Georgia Tech osserva:

Gli sviluppatori di app mobili accettano pubblicità in-app all’interno della loro app.

Le reti pubblicitarie pagano gli sviluppatori per mostrare le pubblicità e monitorare l’attività degli utenti: raccogliendo elenchi di app, modelli di dispositivi, geolocalizzazioni, etc. Tutte queste informazioni vengono messe a disposizione per aiutare gli inserzionisti a decidere dove collocare le pubblicità.

Gli inserzionisti incaricano una rete pubblicitaria di mostrare le loro pubblicità in base al targeting per argomento (per esempio, “Auto e veicoli”), interesse (per esempio, pattern di utilizzo da parte dell’utente e click precedenti) e demografico (per esempio, il range di età stimato)

La rete pubblicitaria mostra le pubblicità a utenti appropriati di app mobili e viene pagata dagli inserzionisti per le visite o i click andati a buon fine da parte del destinatario della pubblicità

Le pubblicità in-app vengono mostrate non criptate come parte della GUI della app. Pertanto, gli sviluppatori di app mobili possono accedere al contenuto della pubblicità mirata rilasciata agli utenti della loro stessa app e quindi decodificare i dati per creare un profilo del cliente della loro app.

Per valutare ciò che viene divulgato, i ricercatori hanno creato una app Android ad hoc che è stata installata sui cellulari di più di 200 partecipanti.

Quindi, hanno verificato l’accuratezza delle pubblicità personalizzate presentate ai soggetti del test dalla rete pubblicitaria mobile di Google, AdMob, in base ai loro interessi personali e ai loro profili demografici.

I ricercatori osservano che, per quanto ne siano a conoscenza, il loro è il primo studio a suggerire che un ruolo chiave nello stabilire quali pubblicità vengono presentate agli utenti è svolto dalle informazioni demografiche più che dai soli interessi.

Essi hanno scoperto che se da un lato più del 57% delle ad impression per il 41% degli utenti corrisponde agli interessi di questi ultimi, c’è in realtà una maggiore corrispondenza rispetto ai loro dati demografici: più del 73% delle ad impression per il 92% degli utenti sono correlate alle informazioni demografiche dell’utente.

I ricercatori hanno scoperto, inoltre, che lo sviluppatore di una app mobile può ricavare le seguenti informazioni dalle pubblicità che compaiono sul telefono cellulare degli utenti della stessa:

Si noti che Google considera alcuni identificatori demografici – compresi razza, religione, orientamento sessuale o salute – così sensibili da escludere esplicitamente di utilizzarli per la distribuzione delle pubblicità.

Nella privacy policy di Google si legge:

Di fatto, le pubblicità in-app aprono un nuovo canale per la divulgazione di dati personali – età, genere, avere o meno dei figli, reddito, appartenenza politica, stato civile – a chiunque possa accedere alle pubblicità, per quanto nessuna di tali informazioni demografiche venga apparentemente usata ai fini della personalizzazione.

Lo studio sopra menzionato afferma:

I ricercatori hanno scoperto che la causa della perdita di privacy è la mancanza di isolamento tra le pubblicità e le app mobili. Adottare l’HTTPS non aiuterebbe a proteggere il traffico pubblicitario.

Essi fanno riferimento a un lavoro precedente che aveva evidenziato la necessità di isolare le librerie ad prevalentemente in termini di separazione dei permessi del codice ad-related dal codice della hosting app.

Inoltre, il loro lavoro indica anche la necessità di impedire alla hosting app di leggere i dati dalla ad library quando tali dati vengono derivati dai dati privati della rete pubblicitaria.

Essi suggeriscono che gli ad provider creino meccanismi di difesa nei loro prodotti per proteggere la privacy degli utenti, per esempio rumore o disturbi aggiunti ai risultati personalizzati, analogamente a quanto suggerito per proteggere la privacy della cronologia delle ricerche.

I ricercatori suggeriscono, inoltre, che le reti pubblicitarie potrebbero fornire opzioni di targeting a grana più grossa per gli inserzionisti.

Per esempio, anziché utenti target di 26 anni, le reti pubblicitarie potrebbero fornire come target un intervallo di età, per esempio da 25 a 34 anni. Google AdMob offre già un ad targeting a grana più grossa per gruppi di età.

Che probabilità c’è che le reti pubblicitarie modifichino la precisione della loro personalizzazione pubblicitaria e, pertanto, minaccino potenzialmente il loro fatturato pubblicitario solo per tutelare la riservatezza dei nostri dati?

Bella domanda! Ma comunque, osservano i ricercatori, la questione merita di essere posta:

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Corso di Clownerie - Apeiron Teatro
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LABORATORIO DI CLOWN TENUTO DA URANA MARCHESINI

Chi non conosce i clown? Chi non è mai stato attratto o semplicemente incuriosito, anche solo in parte, da questi strani personaggi che camminano continuamente su un filo a metà tra la relatà e finzione. E’ forse proprio questo loro continuo muoversi tra la fantasia ed il concreto che permette loro di essere così leggere ma estremamente radicati a terra. Ma conosciamo veramente chi è il clown? Spesso pensiamo a queste figure come dei “pagliacci”, come dei buffoni, come un “gioco per bambini”. Cosa centra un pagliacco con il mondo del teatro? Cosa centra il lavoro del clown con quello dell’attore? Il naso rosso non per diventare qualcun’altro ma per diventare veramente se stessi. Il clown come un modo per tornare bambini, in cui ogni gesto risultava vero, autentico. Un lavoro profondo, intimo e importante per scoprire il proprio modo di stare in scena, per scoprire chi essere in scena, un lavoro per scoprire il proprio clown, non quello di qualcun’altro ma il tuo.

” Stimolare e rivelare il clown che è in noi osservando le nostre reazioni, accettarne le fragilità, i difetti e la forza in una catarsi liberatoria e rivelatrice. Postura fisica e mentale, difetti, tic e nevrosi il modo di camminare e relazionarsi con il mondo in un’alternanza di emozioni e tentativi di toccare il sé profondo, infrangendo come in uno specchio l’immagine che il pubblico utilizza per riconoscersi ed emozionarsi. Siamo tutti diversi ma tutti della stessa specie e il clown ne è una rappresentazione tra l’umano il bestial e divino. Urana Marchesini

Urana Marchesini attrice, clown, acrobata, artista di circo/teatro; artista eclettica in quanto atleta del corpo e del cuore. Urana lavora nell’arte di strada e nel teatro, offrendo spettacoli per adulti e famiglie, ma anche per eventi privati o per grandi imprese; parallelamente, tiene laboratori intensivi di acrobazia teatrale, clown, e tip tap di base, per principianti. La sua attività nell’ambito dello spettacolo è oramai ventennale. Ha una formazione decennale ginnico agonistica e teatrale, coltivandosi nell’arte del clown, il buffone, al cantastorie, nella commedia dell’arte sopratutto la maschera dell’arlecchino, carattere che meglio le calza, e nella ricerca della costruzione del personaggio, lavoro sulla voce e canto; ha studiato tip tap con Franco Panizzuti. Varie sono le contaminazioni sulle quali si basa nella sua formazione e il suo insegnamento, dallo yoga all’acro yoga, acro balance, alla danza contact, all’aikido, al karate di cui tra l’altro è cintura marrone. Ha collaborato con il Circo Togni (Italia) e The Great European Circus (Taiwan), opere liriche con il regista Henning Brokhaus e Dario Fo, compagnie teatrali in diversi ruoli, e con l’attore e regista Jean Ménigault; ha insegnato acrobazia teatrale nella scuola internazionale di commedia dell’arte di Antonio Fava; nel 2009 vince il Torototela, premio alla carriera bandito dalla regione Piemonte. Innumerevoli sono i festival nazionali e internazionali a cui ha partecipato. maggiori informazioni su urana sono disponibili su Storm Stivali Donna Blu 39 EU Spirale Storm N5Fjk

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